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LA POSTA DEGLI ASCOLTATORI |
Sono raccolti di seguito i commenti, le annotazioni tecniche ed i ricordi di chi ha posseduto o ha avuto occasione di ascoltare gli apparecchi Hirtel ed ha voluto condividere la propria esperienza con gli altri visitatori del Museo Virtuale. Scriveteci anche voi e raccontate agli altri lettori la vostra esperienza!
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Pedigree sonoro Hirtel |
04 Luglio 2008 |
| di Alain Orlandini | |
Ho
letto con grande interesse l'intera scheda dedicata alla Hirtel, per la
quale volevo fare i complimenti al dott. Marco Gilardetti per il minuzioso ed
ineccepibile lavoro; non nascondo che leggendo e guardando le varie
foto ogni tanto mi veniva la "lacrimuccia" a pensare a quei bei vecchi
tempi andati... Tra l'altro (forse l'avevo già detto in
passato), ebbi modo di avere in casa per un mesetto un esemplare del 4040,
che mi fu dato come... "macchina di cortesia" dal mio negoziante di
fiducia (che trattava regolarmente il marchio) in attesa che il mio ampli di
allora (Kenwood KA6100) venisse riparato per un problema all'alimentazione.
Correva l'anno 1981, ne è passato di tempo... In quel mese
ebbi modo di "tastare" il "pedigree" sonoro del 4040;
immediatamente avertii una differenza rispetto al giapponese: a
parità di diffusore (le mie gloriose Achromat400 della Goodmans, 3 vie) il 4040
sembrava avere un suono più preciso e molto più neutro, meno
"sparato" del KA6100, soprattutto alle basse frequenze,
impressione che mi fu confermata quando ritornò il mio ampli dopo la
riparazione.
Come già messo in risalto dalla scheda, tra le varie caratteristiche
offerte, questo modello spiccava per una attenzione progettuale verso
quella problematica che ancora non si affrontava al tempo, ma che aveva un'enorme importanza verso la resa finale in ambiente: un tentativo -
tramite apposito compensatore - di adattare all'ambiente d'ascolto il suono
finale, cosa che nessun apparecchio della sua classe (ma anche di quelle più
elevate) tra i marchi concorrenti offriva al tempo, a mia memoria.
Insomma, passai un mese piacevole in compagnia del 4040, e non
nascondo che, ritornando al suono del KA6100, risultò palese quel
"gonfiore" in gamma bassa caratteristico di quest'ultimo ed al quale
non davo molto peso in precedenza, forse perchè ero assuefatto
acusticamente.
Altra cosa che proprio non sapevo è che la Hirtel era l'importatore &
distributore di uno dei marchi storici dell' HiFi USA: Dahlquist;
il modello DQ10 rimane una delle pietre miliari nel campo dei diffusori,
ricordo che al tempo era reputatissima per qualità di emissione e tecnica
costruttiva.
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Che salto nel passato! |
17 Maggio 2008 |
| di Maurizio Luce | |
Salve
a tutti, Sono Maurizio da Roma, e ho un ricordo da condividere a proposito della
gloriosa Hirtel! Ci fu una mostra ("Il Suono", che si teneva tanto
tempo fa nella Capitale verso la fine degli anni Settanta), e lì udii il più
bel suono che io abbia mai ascoltato nella vita, anche a distanza di vari anni:
suonavano ampli a valvole Hirtel (credo fossero quelli della serie "MAGNIFICENT
SOUND", mi ricordo solo dei misteriosi e lussuosi "cosi" scuri,
larghi e bassi) che multiamplificavano un sistema Sequerra (subwoofer e
supertweeters di cui non ricordo il modello, e Pyramid Metronome Met7 MK1 a
centro banda).
Ricordo la mia enorme impressione nel "vedere" Christopher Cross che
cantava Sailing praticamente dal vivo, in piedi marmoreo davanti a me, gli
strumentisti distribuiti nello spazio in 3D (non solo in larghezza ma anche e
soprattutto in profondità: col sax un metro dietro(!) e la batteria ancora piu'
dietro) e non ci credevo, giravo intorno per godere di quella stupefacente
sensazione!
Aggiungo che, poche sale appresso, c'era un sistema MacIntosh che costava un
ordine di grandezza di più, ma non aveva niente a che vedere con Hirtel &
Sequerra. Tanti anni dopo, sono riuscito a comprarmi QUEGLI altoparlanti, ma
purtroppo per l'amplificazione credo sia impossibile! Sicuramente in seguito saranno
stati costruiti apparecchi mille volte migliori, non ho dubbi, ma io... non ho
mai sentito nulla di meglio, da allora.
Comunque: grazie Hirtel per aver progettato apparecchi del genere, e grazie a
voi per tenere in vita almeno il ricordo di chi ha progettato elettroniche di
tale qualità!
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Hirtel "suono caldo" |
21 Gennaio 2008 |
| di Christian Chiavario | |
Sono
capitato casualmente sul sito dedicato alla Hirtel e ho letto con interesse
quanto ivi riportato. Le scrivo perché vorrei dire anch’io qualcosa a
proposito di questi magnifici amplificatori. Premetto che sono da sempre un
appassionato di alta fedeltà e che mi dedico praticamente alla progettazione e
costruzione di amplificatori e preamplificatori audio.
Ho cominciato a
”smanettare” (se mi è concesso il termine) proprio sull’hirtel 4040A di
mio padre, sfilandone il coperchio non avvitato e curiosando al suo interno per
cercare di capirci qualcosa. All’epoca avevo circa 12 anni, e ovviamente mio
padre era estremamente preoccupato di vedere danneggiato il suo gioiello. Di lì
è cominciata la mia passione, che ha raggiunto il culmine, quando, qualche anno
dopo, ho cominciato ad ascoltare la musica che mi piaceva veramente e ad
apprezzare particolarmente il suono di quel apparecchio. Collegato ad una coppia
di Coral CX 7 (3 vie con woofer da 30 cm) e ad un giradischi Lenco L78, era il
massimo. Ebbene, non ho mai dismesso questo impianto che ancora oggi, dopo 32
anni di duro lavoro (timbro CQ controllo qualità datato 1976), suona
egregiamente nel mio salotto. Nonostante io abbia costruito un valvolare in pura
classe A (schema Williamson), rimango ancora dell’idea che i 4 finali 2N3055
diano filo da torcere in termini di suono “caldo” al mio finale a valvole,
ma soprattutto a tanti altri amplificatori moderni sui quali francamente non
spenderei un euro.
Concludo con una nota che vuole riprendere un discorso sul
quale da sempre appassionati di suono hanno discusso: i controlli di tono. Per
quanto mi riguarda appoggio tranquillamente l’idea di poter “ritoccare” il
suono perché esso è decisamente influenzato dall’ambiente nel quale viene
riprodotto. Inoltre dipende fortemente dal tipo di diffusori adoperati e
soprattutto dal tipo di sorgente (cd, vinile ecc). Vediamola anche da questo
punto di vista: tutti i cd, i dischi ecc. sono stati registrarti secondo il
gusto del mixerista o del tecnico del suono e sicuramente non secondo le nostre
preferenze. Alcune incisioni sono a mio avviso “disastrose” e devono quasi
per forza essere corrette. Altre sono esasperate nelle gamme dei bassi e degli
acuti. In definitiva concordo con coloro che sostengono la presenza dei
controlli audio all’interno della catena di amplificazione. Alla fine il suono
è a noi che deve piacere!
Ritornando al mio vecchio finale hirtel, credo
proprio che dedicherò un po' di tempo per risistemarlo a cominciare dai
potenziometri e dai condensatori di filtro sull’alimentazione. Il tempo e le
varie feste nelle quali l’ho orgogliosamente usato lo hanno logorato un po’,
ma sono sicuro che tornerà a “cantare” come prima. Spero di non essermi
dilungato troppo. Un saluto a tutti gli appassionati del genere.
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Esperienza personale |
23 Dicembre 2007 |
| di Massimo Lombardo, Genova | |
Buongiorno,
Vi sono grato per aver dato spazio alla società Hirtel di Torino. Io negli anni
70 (quando avevo circa 17 anni) ho avuto il coraggio e la curiosità di provare
il modello di amplificatore 4040A. Dico coraggio perché in quell'epoca chi non
aveva i soliti impianti giapponesotti era considerato "fuori moda" (i
critici espertoni dell'epoca facevano una pubblicità esasperata a tali
apparecchi). Invece io sono stato attratto dalla sobrietà della linea e
soprattutto dalla particolarità di alcune caratteristiche. Il compensatore
ambientale regolabile, tutti gli ingressi e le uscite comandabili con pratiche
leve e soprattutto la possibilità di distacco tra il preamplificatore e
l'amplificatore finale, ne facevano nella sua gamma di prezzo (cosa da non
sottovalutare) un apparecchio da sogno. Ovviamente il mio acquisto fu
condizionato dall'ascolto di un pezzo dei Pink Floyd riprodotto su piatto
"superscope" by Maranz, con braccio a "s" e che conservo
ancora. La costruzione interna, a me da sempre appassionato di elettronica,
appariva ordinatissima per l'epoca, e lo stadio finale, in un periodo in cui
facevano la loro comparsa degli "orridi" circuitoni integrati (sempre
di provenienza orientale) era composto da due moduli identici con componenti
discreti.
Vi ringrazio per avermi dato la possibilità di parlare di questo
mitico apparecchio che mi fu rubato alla fine degli anni 80. In questi giorni sto
cercando sulla rete di ritrovare per acquistarlo o il 4040a o il 6060a (quello
con i VU-meter) ma purtroppo spesso chi ha questi apparecchi li vende a prezzi per
me non accessibili. Se riuscirò nella mia impresa non mancherò di mandarVi le
foto. Cordiali saluti, Massimo.
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Grazie!!! |
23 Ottobre 2007 |
| di Marco Vaccarino, Torino | |
Buona sera,
mi chiamo Marco, ho 39 anni e scrivo da Torino: ho acquistato alcuni mesi fa da un amico riparatore un Hirtel 250A e da allora
cercavo informazioni su questo amplificatore e sulla Hirtel in generale. Trovare il Suo sito è stata veramente una piacevolissima sorpresa. Appena riuscirò a fare qualche foto dell'amplificatore sarà mia cura inviarla alla Sua attenzione, ma premetto che come mi piacciono gli amplificatori "d'annata" così mi piacciono le macchine fotografiche d'annata, quindi non avendo una digitale dovrò farLa aspettare un pochino.
Comunque, malgrado un piccolo ronzio di fondo non dipendente dal volume (penso che ci siano alcuni condensatori elettrolitici da cambiare) il suono è veramente ottimo, dinamico e aperto: un abisso rispetto ai
freddi e taglienti amplificatori anche blasonati giapponesi, e meno "sornione" e "piacione" rispetto ad amplificazioni europee del periodo (leggasi
Philips, Marantz). Direi... "sincero". Cordiali Saluti, Marco.
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© Marco Gilardetti per highinfidelity.net; tutti i diritti sono riservati. Ultimo aggiornamento: Lug 2008. |
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